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8 agosto 2009
Il Passante di Mestre...
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14 luglio 2009
Oggi sciopero
 Adesione all'appello di Diritto alla Rete contro il DDl alfano che imbavaglia la Internet italiana.
| inviato da ilmagodiquoz il 14/7/2009 alle 9:56 | |
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26 giugno 2009
Risintonizzati, Italia!
Questa:
| inviato da ilmagodiquoz il 26/6/2009 alle 10:38 | |
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20 marzo 2009
La Chiesa unica soluzione..

Caro amico Africano malato di aids, non usare i preservativi, ma rinnovati spiritualmente e umanamente... Usa la Chiesa...
«La Chiesa combatte l' Aids I preservativi non servono»
Il Papa in Camerun: «La mia solitudine? Un mito» Benedetto XVI
accolto da canti e balli di decine di migliaia di fedeli, con vesti
multicolori, bandierine e striscioni
YAOUNDÉ (Camerun) - In aereo la domanda l' aveva messo di buon
umore. «Se mi sento solo? Per la verità devo un po' ridere su questo
mito della mia solitudine». Benedetto XVI parlava dei suoi incontri
quotidiani, compresi i vecchi «compagni di messa» che sono appena
andati a trovarlo. Ancora non poteva immaginare l' accoglienza della
gente di Yaoundé, decine di migliaia di sorrisi, vesti multicolori,
canti, balli, bandierine e striscioni tra il verde lucente dei banani e
la terra rossa lungo i trenta chilometri di strada dalla foresta
intorno all' aeroporto al centro della capitale del Camerun: «Amo la
gioia della fede in Africa». Il Papa inizia il suo primo viaggio nel
continente dimenticato e affronta subito, con l' abituale chiarezza,
alcuni temi chiave: parla dell' Aids e dice che «non si può superare
questo dramma con la distribuzione di preservativi, che al contrario
aumentano il problema», cita come esempio «particolarmente encomiabile»
che nel Paese «i malati siano curati gratis» dal centro cardinal Léger,
scandisce che «di fronte al dolore o alla violenza, alla povertà o alla
fame, alla corruzione o all' abuso di potere un cristiano non può mai
rimanere in silenzio». Sbarcato dall' aereo, accolto dai vescovi e dal
presidente camerunense Paul Biya - al potere da 27 anni e onnipresente
accanto al Papa nei giganteschi fotomontaggi sparsi a Yaoundé -
Benedetto XVI sillaba la denuncia più severa: «Il traffico di esseri
umani, specialmente di inermi donne e bambini, è diventato una moderna
forma di schiavitù». Miseria, ingiustizie, malattie. In un Paese dove
un quarto degli abitanti è cattolico - e lungo la strada sfilano
innumerevoli gli studenti delle scuole della Chiesa » Benedetto XVI
elogia la «terra di vita, dove il governo parla in difesa dei diritti
dei non nati». Sull' aereo, sereno e imperturbabile davanti ai
giornalisti, il pontefice ha risposto all' obiezione di chi considera
la posizione della Chiesa sull' Aids non realistica e inefficace: «Io
direi il contrario. Penso che la realtà più efficiente, più presente e
forte nella lotta contro Aids sia proprio la Chiesa cattolica con le
sue strutture, i suoi movimenti e comunità». Perché il dramma non si
supera «con i soldi, pure necessari». Ci vuole «l' anima». E i
preservativi «peggiorano il problema». La soluzione non può che essere
«l' umanizzazione della sessualità e una vera amicizia verso le persone
sofferenti». Benedetto XVI, e prima il cardinale Ratzinger, del resto
lo ha sempre detto. Che lo ripeta ora, in un continente che conta il
67% dei sieropositivi del pianeta, può anche essere un messaggio a quei
religiosi cattolici che i preservativi, da queste parti, li
distribuiscono come «male minore». In generale, il Papa invita la
Chiesa alla «purificazione dei cuori». Vale anche per l' economia e la
crisi più che mai nefasta in Africa: Benedetto XVI conferma di aver
rinviato l' enciclica sociale, ormai pronta, proprio quando «si è
scatenata la crisi e abbiamo ripreso il testo» per rispondere in base
«agli elementi reali». L' etica, ripete, deve stare «dentro» l'
economia e «rinnovarla» dall' interno. Solidarietà, redistribuzione
della ricchezza. «Spero che l' enciclica possa essere un elemento di
aiuto, una forza per superare la crisi». Gian Guido Vecchi
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24 dicembre 2008
Revisionaire#1: il Presepe..

il bue che da del cornuto all'asino... l'asino che da del somaro al bue... entrambi, però, l'hanno sempre scaldata bene la mangiatoia...
Ah sì, Buon Natale..
Leggi razziali, Fini: «Una infamia e la Chiesa non si oppose»La Santa Sede: sbaglia, Pio XI le condannò ROMA (16 ottobre) - «L'ideologia fascista
non spiega da sola l'infamia delle leggi razziali. C'è da chiedersi
perché la società italiana si sia adeguata nel suo insieme alla
legislazione antiebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni, non
siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza.
Nemmeno, mi duole dirlo, da parte della Chiesa cattolica». Lo afferma
il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in un passaggio del suo
intervento alla conferenza organizzata a Montecitorio nel 70°
anniversario delle leggi antiebraiche e razziste.
«Rievochiamo
oggi - sostiene Fini - una pagina vergognosa della storia italiana.
Quelle leggi hanno rappresentato uno dei momenti più bui nelle vicende
de nostro popolo».
La risposta della Chiesa. Le
dichiarazioni del presidente della Camera sono «sconcertanti». Lo ha
detto all'Ansa padre Giovanni Sale, scrittore della Civiltà
Cattolica. Sia contro il razzismo che contro le leggi razziali, ricorda
padre Sale, Pio XI prese posizione di «aperta condanna. Quando Fini
dice quello che ha detto sbaglia, evidentemente non conosce questo
pagina di storia nazionale che vede contrapposti Pio XI e Mussolini, o
forse le sue frasi sono frutto di una svista, di cercare un correo a
delle responsabilità che il presidente della Camera vuole in parte
coprire che fanno parte della sua storia, anche se non di quella
recente. Alla fine - conclude padre Sale - Pio XI fu sconfitto su tutta
la linea e Mussolini ebbe la meglio, però va detto che il Papa fu
l'unico in quel tempo che si oppose con le sue forze e nell'ambito
della sua competenza alle leggi razziali».
Lupi (Pdl): la Chiesa le ha sempre contrastate. In
disaccordo con Fini anche Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera e
deputato del Pdl: «Qualunque storico, anche lontano dalla Chiesa
cattolica ed indifferente alla sua dottrina, può illustrare centinaia
di documenti che dimostrano l'agire corretto per la tutela dei diritti
dell'uomo così come l'impegno mai venuto meno e finalizzato alla difesa
della persona umana ed in particolare a quella del popolo ebraico».
Il Messaggero, 16 ottobre 2008.
| inviato da ilmagodiquoz il 24/12/2008 alle 11:9 | |
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23 novembre 2008
Arte Concessuale: Italia, unoooo!!

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6 novembre 2008
BerluskOrama: "NULLA IN QUESTO PAESE E' IMPOSSIBILE...."
Berlusconi "promuove" Mara Carfagna portavoce del governo.Silvio Berlusconi vuole Mara Carfagna per il ruolo di portavoce del Consiglio dei ministri.
L'idea è stata spiegata da Gianni Letta, secondo il quale il ministro
per le Pari Opportunità sarà presente a tutte le riunione preparatorie
del Cdm per studiare i meccanismi legislativi, visto
che il premier sta pensando a lei come al ministro che, dopo le
riunioni del governo, possa spiegarne i risultati ai giornalisti. Una
sorta, appunto, di portavoce dell'esecutivo. Ma la Carfagna, in
privato, ha espresso qualche perplessità, consapevole delle
responsabilità che un ruolo del genere richiederebbe e del fatto che si
andrebbero ad aggiungere a quelle derivanti dal suo dicastero. Affari Italiani: http://www.affaritaliani.it/forum/carfagnaspekaer291008.html
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25 settembre 2008
I Furbetti del Parlamentino, presentano..
 Ecco una nuova priorità urgentissima per i Nostri eroi:
SALVARE IL SOLDATO MATTEOLI...
Dopo il lodo Alfano, pronto il lodo Consolo per salvare Altero Matteoli Il parlamentare, che è anche legale del ministro, ha preparato un apposito ddl
Giustizia, nuovo blitz del Pdl in arrivo l'immunità per i ministri
Il responsabile delle Infrastrutture è sotto processo per favoreggiamento a Livorno di LIANA MILELLA
ROMA - Un lodo Alfano per il premier Silvio Berlusconi. Per bloccare i suoi processi Mills e Medusa. Quello è già fatto. È alle spalle. Adesso serve un lodo Consolo per il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, di cui Consolo è pure avvocato. Aennino il ministro, aennino il proponente. Tutto in famiglia. Com'è stato per il lodo Alfano. Uno scudo protettivo per fermare i processi alle alte cariche dello Stato fresco di pochi mesi. Un disegno di legge, pensato e scritto dal deputato Giuseppe Consolo, affidato alle cure del capogruppo di Forza Italia Enrico Costa, nelle prossime "priorità" della commissione Giustizia della Camera. Una nuova porta aperta verso il definitivo ripristino dell'immunità parlamentare in stile 1948 per tutelare e mettere al riparo chi è già nei guai con la giustizia. In comune con il lodo Alfano la solita norma transitoria, quella che disciplina l'utilizzo di una legge, e che, anche in questo caso come per tutte le leggi ad personam, stabilisce che il lodo Consolo "si applica anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge". Giustizia di casa nostra per tutto il governo Berlusconi. Stavolta per i suoi ministri. Per Matteoli in particolare, visto che a Livorno c'è un suo processo per favoreggiamento. Ma vediamo prima la proposta e poi la persona e il processo a cui si applica. Che si va a inventare Consolo per il suo cliente? Una leggina, due articoli in tutto, che rivoluziona le regole costituzionali per i reati ministeriali, quelli commessi da soggetti che sono, o sono stati, ministri. Un giochetto facile facile.
Rendere obbligatoria la richiesta di autorizzazione anche per i reati che, a parere del tribunale dei ministri, non meritano una copertura ministeriale e quindi, stando alle norme attuali, devono essere valutati e investigati dalla procura. Se, a parere dei pm e dei giudici, il delitto è stato commesso, il soggetto va a processo come un normale cittadino. Eh no, questo a Consolo non sta affatto bene. Anche perché c'è giusto il suo compagno di partito e legalmente assistito, il ministro Matteoli, ex capogruppo di An al Senato nella scorsa legislatura, e prima ancora ministro dell'Ambiente, che nel 2005 viene messo sotto inchiesta dalla procura di Livorno per aver informato l'allora prefetto della città Vincenzo Gallitto che c'erano delle indagini sul suo conto per l'inchiesta sul "mostro di Procchio", un complesso edilizio in costruzione a Marciana, nell'isola d'Elba. Il tribunale dei ministri del capoluogo toscano decise che quel reato non aveva niente a che fare con la funzione di ministro ricoperta da Matteoli e rispedì le carte alla procura. Matteoli non si dette per vinto. Divenuto nel frattempo senatore convinse la Camera a sollevare un conflitto di attribuzione contro Livorno per la "ministerialità" del reato. La Consulta lo considera ammissibile e dovrà pronunciarsi. Nel frattempo il processo è congelato. Adesso Consolo lo vuole ibernare definitivamente. Nel giorno in cui il Guardasigilli Angelino Alfano, alla Camera, strizza l'occhio all'opposizione, in particolare ad Antonio Di Pietro, e dice che si può "aprire un confronto su norme che vietino la candidabilità di persone che siano state condannate con sentenza passata in giudicato" e mentre il Senato, all'opposto, blocca la richiesta di arresti per il pidiellino Nicola Di Girolamo, ecco che si materializza il lodo Consolo, presentato per tempo l'8 maggio 2008, ma rimasto tra le proposte da valutare in commissione. All'improvviso esplode l'urgenza. Con una legge che mette sullo stesso piano chi è ministro e ha commesso un reato nell'ambito delle sue funzioni, e quindi, in base all'articolo 96 della Costituzione, gode di una parziale tutela in quanto spetta alla Camera o al Senato dare il via libera all'indagine, con chi invece è pur sempre ministro, ma ha commesso un delitto nelle vesti di normale cittadino. Consolo pretende che il tribunale dei ministri trasmetta il fascicolo "con relazione motivata al procuratore della Repubblica per l'immediata rimessione al presidente della Camera competente". Una surrettizia autorizzazione che verrebbe garantita a un comune cittadino giudicabile per un reato commesso in coincidenza con la funzione di ministro, ma al di fuori del suo lavoro di membro del governo. Un'indebita protezione ad personam, una sorta di invito a delinquere, perché tanto le Camere, come la storia cinquantennale dell'autorizzazione a procedere dimostra ampiamente, sono sempre pronte a negare ai giudici la possibilità di indagare.
(La Repubblica 25 settembre 2008)
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9 settembre 2008
L'Ambasciator penoso...

Un uomo uncinato, Sergio e pensoso, solo, ritto sulla propria mestizia,
solo, abbandonato in volto financo da sè medesimo.
Adagiato, quindi, su una schiena obliquamente torta, trasversalmente disponibile.
Con quei suoi occhi glabri e quella sua lingua sottile, rettile, avara di natura, munifica per opportunità.
Sergio, dalle gote erudite, preparate, ragguagliate, perse in una perenne smorfia di sdegno, di schifo vincolato, di fastidio costretto, di repulsione non omissibile. Una superiorità di statura - che non diresti mai! - fragile raffinatezza statuaria, altissima con i modesti, prona con gli influenti, curva d'irretitudine senile. Sergio garbato, Sergio vestito solo di quell'espressione scorbutica, redarguitoria, arcigna, consona (propria) tanto al severo precettore del tempo che fu, quanto al lazzo lezioso di chi sta defecando. Riverito d'incanto, ambasciatore italiota, diplomatico di vocazione autoconservativa, infeltrito opinionista. Pompiere della logica avversa, creativo della logica consensuale, pindarico della logica conservatrice.
Romano, d'ispirazione, fiancheggiatore accorto.
Intellettuale di servizio, scrittore recidivo, studioso in concorso esterno.
Una prima linea di difesa, una difesa su tutta la linea.
Ad oltranza.
Col cuore oltre la logica.
Colla penna oltre il dignitevole.
Col fine oltre l'ostacolo.
Romano, un allocatore di memoria collettiva dell'assenso, Romano, in complice contumacia del proprio intelletto.
Un'editorialista quotidiano del consenso, su una quotidiana portaerei al largo dei poteri forti.
Un uomo libero d'asservirsi, un professore condannato all'estemporaneità storica a palliativo degli anacronistici lezzi politici, un'illustre cameriere succedaneo al revisionismo.
Acuto osservatore, Romano, interviene quindi inspiegabilmente nei fatti col cipiglio del voyeur.
Da un tavolino riservato, da un binocolo di favore, da un'altura privilegiata.
Da un'elegante balconcino, suole l'incontinente demagogo annaffiar le genti a pioggia di tutta quell'informatija che annegherebbe alfin un pesce.
Alla bisogna ostile, ma ricovero sempre ospitale per chi si fa accondiscendente.
E come il sereno irrompe per un'istante tra cime tempestose, un guitto sorriso si tratteggia nel roboante broncio: e beato colui che l'avrà..
Ecco l'Opera:
Risponde Sergio Romano *** Lettere al Corriere
QUALCHE BUONA RAGIONE PER SALVARE ALITALIA
Lettera 1:
Mi faccia capire: mi presento da un imprenditore la cui società naviga in acque agitate. Anzi, è in rosso assoluto e piena di debiti da anni. Trovo uno o due amici, ci mettiamo d' accordo e per una cifra irrisoria ci compriamo la società. Non prima, però, di aver avuto assicurazioni assolute che: compreremo solo la parte attiva della società, mentre la parte passiva e gli oneri passivi resteranno a carico del venditore; gli esuberi non verranno licenziati, ma verranno «ricollocati» dal venditore; potremo rivendere tutto entro 4-5 anni (se non è speculazione, questa) con l' assicurazione di un ricavo tra il 14 e il 25%; potremo rivendere tutto a una società precedentemente interessata all' acquisto, ma disdegnosamente rifiutata dallo stesso imprenditore, nonostante gli offrisse un ricavo e si accollasse i debiti; infine, i problemi legali con i fornitori se li accolla il venditore. Credo che se questo è il libero mercato finanziario ci sarebbe probabilmente la ressa per entrarvi. A me pare, leggendo anche le considerazioni del professor Giavazzi, che questa sia la situazione Alitalia. Con l' aggravante che il venditore è lo Stato, cioè noi, e che il venditore possiede altre società che fanno capo a una «finanziaria» che è in rosso. a.megighian@virgilio.it
Lettera 2:
Da quanto si mormora negli ambienti bancari sembra che Intesa San Paolo vanti grossi crediti nei confronti di Air One il cui recupero appare incerto. La soluzione proposta dalla Banca in parola per Alitalia-Air One, se adottata, la mette al riparo da ogni rischio. Sono maldicenze o c' è, tanto per cambiare, anche qui un conflitto d' interessi? Gianlupo Osti glosti@tiscali.it
La risposta del Nostro:
Cari Meghighian e Osti, A bbiamo ricevuto altre lettere come le vostre. Molti lettori avanzano sospetti sulle intenzioni e le motivazioni degli acquirenti. Parecchi denunciano la possibile esistenza di altri conflitti d' interesse (oltre a quello evocato da Osti) fra cui la presenza nel gruppo degli acquirenti di società concessionarie dello Stato come Autostrade e Aeroporti di Roma. Altri ancora si chiedono quali saranno le reazioni della Commissione di Bruxelles di fronte a un' operazione in cui i concorrenti vedono un «aiuto di Stato». Quasi tutti sembrano convinti che le trattative avviate con Air France verso la fine del governo Prodi offrissero migliori prospettive. E parecchi sostengono che sarebbe stato meglio affidarsi alle regole del mercato e lasciare che Alitalia portasse i libri in tribunale. Dopo tutto - si osserva - il passeggero è interessato a viaggiare bene e a pagare il meno possibile. Il colore della bandiera dipinta sul fianco dell' aereo ha per lui un' importanza relativa. Questi timori e queste osservazioni sono legittimi. Anch' io, benché privo di particolari competenze finanziarie e aziendali, ho gli stessi dubbi. Ma vi sono due aspetti della vicenda Alitalia su cui vorrei attirare la vostra attenzione. In primo luogo non è vero che quello dell' aria possa considerarsi oggi un «mercato» nel senso liberale della parola. Esistono ancora «campioni nazionali», legati sia pure indirettamente al loro Paese. Lo statuto di Lufthansa, per esempio, prevede che la maggioranza delle azioni della società sia in mani tedesche. Se avessimo venduto a Air France o a Lufthansa un anno fa, non avremmo venduto al «mercato», ma a una società nazionale che avrebbe avuto strategie nazionali e trattato Alitalia come un satellite. In secondo luogo temo che la vendita, in quelle condizioni, avrebbe avuto conseguenze morali e psicologiche disastrose. Dopo avere fatto il tifo polemicamente per Prodi o Berlusconi, Padoa-Schioppa o Tremonti, ci saremmo trovati tutti d' accordo nel constatare che il nostro Paese era stato incapace di gestire le risorse nazionali che garantiscono generalmente il successo di una linea aerea. Abbiamo un patrimonio culturale senza eguali, condizioni climatiche generalmente favorevoli, una straordinarietà varietà di località turistiche, 7.450 km di coste, un gran numero di isole e una invidiabile posizione geografica. Siamo, come fu detto in un altro contesto, una portaerei naturale, al crocevia fra tre continenti. E lo sviluppo economico dell' Italia Centro-settentrionale ne fa uno dei maggiori bacini del traffico aereo mondiale. Ma nonostante questi vantaggi non siamo riusciti a impedire il clamoroso fallimento della nostra compagnia aerea. È questo ciò che gli italiani avrebbero detto malinconicamente a se stessi dopo la vendita di Alitalia a Air France. Ecco perché non posso impedirmi di provare una certa simpatia per coloro che cercano di salvarla e rimetterla in corsa. Può darsi che nell' ultimo atto di questa vicenda la nostra linea aerea debba tornare al tavolo delle trattative con un grande partner internazionale. Ma è possibile che le società interessate a trattare siano in quel momento più numerose: un fattore che renderebbe Alitalia più forte e il rapporto fra le parti, dopo l' accordo, meno squilibrato.
| inviato da ilmagodiquoz il 9/9/2008 alle 16:42 | |
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9 settembre 2008
One flew east, one flew west, one flew over the cuckoo's nest
Così oggi inauguriamo una nuova rubrica: Wunderkammer.
Una necessità fisiologica: non so più dove catalogare, esibire, custodire gelosamente preziosismi, reperti contemporanei - estratti del nostro tempo - destinati a restare nella storia istantanea del nostro Paese per almeno un paio di minuti (poi, come al solito, l'italiota lo rimuoverà destamente dal suo cluster di memoria ed al suo posto scolpirà, naturalmente, il ricordo opportunamente riveduto e corretto dai colossi del pensiero unico). Non a caso l'inflazionatissimo (..quasi pop, se non fosse ormai kitsch.. ) aforisma di Warhol "ognuno ha diritto al suo quarto d'ora di celebrità", andrebbe riveduto e corretto in "ognuno ha diritto al suo quarto d'ora di memoria". Sarebbe già un traguardo ragionevole:una boccata d'ossigeno alla dignità della Storia. Infatti il manganello preventivo del terzo millennio è docile docile, mansueto mansueto: l'annullamento del senso critico. Che come un Re Mida tutto ciò che tocca trasforma da materia celebrale in amebe italittiche. L'Arte della transumanza neuronale: neuroni, cioè, che dalla loro sede sono indotti a pascolare altrove, su vette irraggiungibili di lobotomia normalizzata. Là dove osano i cuculi. Là dove quindi governano i cuculi. Lì dove si continuano ad infettare i nidi. Impunemente. Una piccola bottega degli orrori, insomma. Se non fosse che con gli orrori abbiamo imparato a conviverci. Tanto da non riuscir più a discernere il bello dal brutto. Il buono dal cattivo. L’opportuno dall’opportunismo. Il vero dal falso. Il cuculo dalla ragione.
Ed ora, qualcosa di completamente diverso..
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4 settembre 2008
L'Osservatore Romano: " La morte cerebrale non basta..."
...sono perfettamente d'accordo... ...Altrimenti si dovranno abbattere milioni di elettori e spettatori televisivi...
Il 40° anniversario del Rapporto di Harvard che modificò la definizione di morte
Il Vaticano: «La morte cerebrale non è la fine della vita». È polemica
«Valutare le ricerche scientifiche e le basi morali prima dei trapianti». Insorge la comunità scientifica
CITTÀ DEL VATICANO - Secondo L'Osservatore Romano,
la dichiarazione di «morte cerebrale» non è più sufficiente per sancire
la fine della vita, che va quindi rimodulata anche in base alle nuove
ricerche scientifiche. L'organo di stampa del Vaticano lo scrive
martedì in un editoriale firmato da Lucetta Scaraffia, membro del
Comitato nazionale di bioetica e vice presidente dell'Associazione
Scienza e vita, dedicato al 40° anniversario del Rapporto di Harvard,
che modificò la definizione di morte, da allora non più basata
sull'arresto cardiocircolatorio, ma sull'encefalogramma piatto.
CONTRADDIZIONE - La Chiesa accettò quella
definizione e si disse favorevole al prelievo degli organi da pazienti
considerati cerebralmente morti, ricorda l'editoriale. Ma poi la
scienza ha dimostrato che «la morte cerebrale non è la morte
dell'essere umano», perciò il concetto di «morte cerebrale entra in
contraddizione con il concetto di persona secondo la dottrina
cattolica, e quindi con le direttive della Chiesa nei confronti dei
casi di coma persistenti. La giustificazione scientifica di questa
scelta risiede in una peculiare definizione del sistema nervoso, oggi
rimessa in discussione da nuove ricerche, che mettono in dubbio proprio
il fatto che la morte del cervello provochi la disintegrazione del
corpo», spiega Lucetta Scaraffia, che prosegue affermando che forse
aveva ragione chi sospettava che la nuova definizione di morte, «più
che da un reale avanzamento scientifico, fosse stata motivata
dall'interesse, cioè dalla necessità di organi da trapiantare».
TRAPIANTI - Molti neurologi, giuristi e filosofi
sono oggi concordi «nel dichiarare che la morte cerebrale non è la
morte dell'essere umano», prosegue l'autrice dell'articolo. «Queste
considerazioni aprono ovviamente nuovi problemi per la Chiesa
cattolica, la cui accettazione del prelievo degli organi da pazienti
cerebralmente morti, nel quadro di una difesa integrale e assoluta
della vita umana, si regge soltanto sulla presunta certezza scientifica
che essi siano effettivamente cadaveri». Inoltre «l'idea che la persona
umana cessi di esistere quando il cervello non funziona più, mentre il
suo organismo, grazie alla respirazione artificiale, è mantenuto in
vita, comporta un'identificazione della persona con le sole attività
cerebrali, e questo entra in contraddizione con il concetto di persona
secondo la dottrina cattolica, e quindi con le direttive della Chiesa
nei confronti dei casi di coma persistente».
REAZIONI - Secondo Vincenzo Carpino, presidente dell'Associazione anestesisti-rianimatori ospedalieri
italiani, la morte cerebrale «resta al momento l'unico criterio valido,
in mancanza di nuove evidenze scientifiche, per definire la morte di un
individuo». La legge italiana, dice Carpino, che stabilisce i criteri
per l'accertamento della morte cerebrale «è una delle migliori al
mondo», prevedendo una serie di accertamenti precisi. Alessandro Nanni Costa, presidente del Centro nazionale trapianti,
afferma che i criteri di Harvard «non sono mai stati messi in
discussione in 40 anni dalla comunità scientifica, e vengono applicati
in tutti i Paesi scientificamente avanzati. I dubbi ci sono sempre
stati, ma da parte di frange minoritarie che fanno critiche non
scientifiche». La morte cerebrale, tiene a precisare Nanni Costa, è ben
altra cosa dallo stato vegetativo. Invece per Giancarlo Umani Ronchi, ordinario di medicina legale alla Sapienza
di Roma e membro del Comitato nzionale di bioetica, i criteri di
accertamento della morte cerebrale risalenti a 40 anni fa «lasciano
molto perplessi. Dalla morte cerebrale non ci si riprende, ma sui
criteri di accertamento si discute da anni». Duro commento di Maurizio Mori, presidente della Consulta di bioetica:
«Sulle questioni di fine vita, la Chiesa non è più in grado di dare
risposte ai nuovi problemi e diffonde inutile panico. Non sapendo più
come gestire le nuove tecniche e trovandosi in serissime difficoltà sul
caso Englaro, preferisce gettare discredito su tutte le nuove
tecnologie, venendo anche a rimettere in discussione i trapianti
d'organo. L'obiettivo è chiaro: bloccare il caso Englaro e fissare
barriere alla legge sul testamento biologico che sarà tanto restrittiva
da essere inutilizzabile». Risponde padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano: «Il testo dell'Osservatore Romano
è un interessante e autorevole articolo firmato dalla signora Lucetta
Scaraffia, ma non può essere considerato una posizione del magistero
della Chiesa». Per Ignazio Marino, senatore del Pd e chirurgo dei trapianti, la posizione dell'Osservatore Romano
è «molto perciolosa e può mettere a serio rischio il futuro dei
trapianti». Marino ricorda che Giovanni Paolo II, partecipando nel 2000
al congresso della Transplantation Society a Roma, «ha dato un
riconoscimento etico e morale alla tecnica del trapianto di organi e ai
criteri scientifici, come quello della morte cerebrale». Corriere della Sera, 02 Settembre 2008
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1 settembre 2008
Berlusconi, dialogo con La Russia..

"..quoque tu, figlio di Putin..."
Oggi vertice a Bruxelles. In linea con i precetti italioti, "toni forti ma nessuna sanzione" alLa Russia.
Summit straordinario dei 27 paesi sulla crisi in Ossezia Toni forti, ma probabilmente nessuna sanzione alla Russia
Georgia, oggi vertice a Bruxelles Berlusconi: "Dialogo, no scontro"
Il premier: "Abbiamo davanti una potenza nucleare, importante fornitrice di gas e petrolio"
[...] Al centro della delicata situazione diplomatica, anche l'importanza delle materie prime: "La Russia - ha aggiunto Berlusconi - non solo e' una grande potenza nucleare e atomica, ma è anche una importantissimo fornitore di petrolio e di gas. Non si deve interrompere il dialogo per il partenariato con la Russia, anche per ragioni di realpolitik. Si tratta ancora di una potenza militare, ha una potenzialità atomica capace di distruggere dieci volte la popolazione mondiale, la sua economia cresce a un ritmo del 7-8% l'anno, ha il petrolio e il gas, e non è positivo che lo possa dare alla Cina invece che all'Europa".
(La Repubblica, 1 settembre 2008)
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28 agosto 2008
...IO, Voglio una vita tranquilla-la-la...
 Io… voglio una vita tranquilla
Perché è da quando son nato che sono spericolato
Io… voglio una vita tranquilla
Perché è da quando son nato… che è
Disperata… spericolata…
Però libera… verd’è sconfinata
Io dovrei… non dovrei. (Testo di Tricherico-Fini)
C'è un tricheco al largo di Giannutri. Niente paura è il solito Presidente della Camera. Al bagno. Non potrebbe. Ma si vede che aveva urgenza. Eh si sà.. a volte si fa tutto con un decretino.. Ma stavolta non ha potuto delegare.. Quando scappa, scappa. Ssssst! Mi raccomando, non disturbatelo! E' protetto dalla casta... Tricherico Fini, l'indomito, vi aspetta alla prossima cazzata. Ma di destra, però!
Giangi, fai ciao-ciao con la zampina!
 - Eja Eja Alalà!Fini fa immersioni in una zona protetta nel parco nazionale di Giannutri
La denuncia di Legambiente: «I parchi naturali non sono piscine riservate alle alte cariche dello Stato»
FIRENZE - Gianfranco Fini è finito nel mirino di
Legambiente. A tradirlo la sua passione per maschera e bombole. Il
presidente della Camera, nel pomeriggio di martedì, si è immerso in
un'area a protezione integrale del parco nazionale dell'Arcipelago
Toscano, un tratto di litorale dove è vietata qualsiasi attività.
L'associazione ambientalista ha immortalato Fini, accompagnato da una
imbarcazione dei vigili del fuoco, mentre si prepara all'immersione
davanti alla Costa dei Grottoni, a Giannutri, definita dal decreto
istitutivo dell'area protetta «zona 1», interdetta a qualsiasi attività
che non sia di carattere scientifico.
«COLPEVOLE LEGGEREZZA» - «Non abbiamo alcuna
difficoltà a commentare una colpevole leggerezza non conoscendo
esattamente i confini dell'area protetta», ha precisato in una nota
Fabrizio Alfano, portavoce di Fini. «Pensavamo che l'immersione si
svolgesse nell'area 2, dove immergersi è consentito», ha concluso il
portavoce, secondo il quale una multa è giusta e sarà pagata. Una
sanzione che - fa sapere Legambiente - potrebbe aggirarsi intorno ai
2mila euro.
MUTA E BOMBOLE - L'associazione ha immediatamente
scritto una lettera alla direzione del parco dell'Arcipelago Toscano
per sapere «se l'imbarcazione e i subacquei presenti in quel tratto
iperprotetto di mare avessero il necessario nulla-osta del Parco, per
quali attività di tipo scientifico e in base a quale progetto di
ricerca approvato in precedenza dall'Ente Parco». In caso contrario
l'associazione chiede «quali eventuali iniziative siano state prese dal
Parco per sanzionare l'imbarcazione e i sub nel caso non fossero
autorizzati al transito, allo stazionamento e all'immersione in zona 1
a Giannutri». Sottolinea Umberto Mazzantini, della sezione di
Legambiente dell'Arcipelago Toscano: «Sono mesi che c'è una forte
polemica sui parchi, definiti un poltronificio, ora abbiamo scoperto
che sono anche una piscina per le alte cariche dello Stato».
IL PRESIDENTE DEL PARCO, «NESSUNA AUTORIZZAZIONE»
- Cade dalle nuvole Mario Tozzi, presidente del Parco Nazionale
dell'Arcipelago Toscano, dopo la denuncia di Legambiente: «Non ne ero a
conoscenza, nessuno mi ha chiesto il permesso, né tanto meno avrei
potuto concederlo, perché in quel tratto di mare nessuno può fare il
bagno, per non parlare delle immersioni subacquee». «Quel tratto -
spiega Tozzi - è la zona 1, a protezione integrale, davanti alla costa
dei Grottoni. Nessuno può andarci se non dietro richiesta e solo per
motivi scientifici. Se qualche autorità me lo chiede, lo accompagno
volentieri in giro per il parco, ma non certo in mezzo alla zona 1...».
Inoltre, fa notare il presidente del Parco, «dalle foto di Legambiente
si nota che Fini e gli altri passano da uno yacht alla barca dei Vigili
del Fuoco, e tutto nella zona vietata. Ora che dovrei fare? Ci sono gli
estremi per comminare una pesante multa, l'infrazione è grave». «Conveniamo
con il presidente dell'Ente Parco sul fatto che è inevitabile una
sanzione amministrativa e sul dovere di pagarla», ha ammesso il
portavoce del presidente della Camera. «Mi sembra di cattivo
esempio - ha osservato Tozzi - per la terza carica dello Stato violare
un divieto servendosi di un mezzo dei vigili del fuoco».
IL PARCO - L'isola di Giannutri è una delle 7
isole che compongono il Parco nazionale dell'Arcipelago toscano,
insieme a Gorgona, Capraia, Elba, Pianosa, Montecristo, Giglio. L'area
del Parco, istituito nel 1996, comprende circa 18.000 ettari a terra,
con interessanti siti geologici e naturalistici, e 60.000 ettari di
mare, popolato da numerose specie ormai rare altrove. È compreso nel
perimetro del Santuario Internazionale per la tutela dei mammiferi
marini «Pelagos». Giannutri è la più meridionale delle isole del Parco,
150 km circa (80 miglia) la separano dall'isola di Gorgona che è più
settentrionale. I fondali sono caratterizzati da praterie di
poseidonia, gorgonie, rose di mare, cavallucci marini, stelle marine,
coralli, ricciole, dentici, saraghi, spugne, oltre a relitti di navi
affondate. L'incontro con un delfino, una balena o una tartaruga sono
rari ma possibili, in particolare durante le traversate tra l'isola e
la terraferma. A terra il 100% del territorio rientra nella zona 2, di
semplice protezione. Il mare si suddivide fra zona 1 e zona 2, dalle
quali sono esclusi due corridoi di accesso per le imbarcazioni. Nella
zona 1 sono vietati l'accesso, la navigazione, la sosta, l'ancoraggio,
la pesca e l'immersione. Nella zona 2 la pesca è regolamentata
dall'Ente Parco. È consentito l'attracco di barche a motore e la
permanenza in rada per la notte nelle aree di Cala Maestra e di Cala
Spalmatoio. È possibile raggiungere l'isola in nave, partendo da Porto
Santo Stefano. Il Corriere della Sera, 27 Agosto 2008
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7 agosto 2008
La Teta y la Luna
 La verità svelata è che:
- la giustizia avrà meno fondi e sarà - ancora - più lenta - con i militari in giro, lo stato di polizia è alle porte - l'inflazione e il debito continuano a crescere - l'evasione fiscale è in forte ripresa - la benzina è alle stelle (camionisti, dove siete ora?) -
la pasta e il pane sono in drammatico aumento (pensionati... state ancora ingurgitando la pasta elettorale?) - la Casta è sempre più puttana ed impunita - la propaganda si propaga a macchia d'olio...
Che si fa?
Ci mettiamo un bel push-up?
In fin dei conti anche l'italiano medio sta cambiando: una volta girava con il paraocchi, ora con il reggiseno. Beh certo, ora si ragiona con l'uccello, vuoi mettere? Si sta nettamente meglio, è anche più comodo. Lo faceva anche San Francesco. O Del Piero, adesso non ricordo... Vuoi
mettere comunicare con i piccioni, con i barbagianni con le cocorite
anzichè dover sostenere certe facce che normalmente s'appollaiano al
trespolo televisivo?
Il problema è che poi magari qualcuno ci
piglia gusto. Ed incomincia a starnazzare di economia, di
giurisprudenza, di sicurezza, di ambiente, di etica, di giustizia.
Tanto che ormai non riconosci più l'uomo dalla gallina, il pennuto
dall'umano, il pene dal proprio padrone ed il servo dalle proprie pene.
Ora non sai più se sta parlando l'organismo del buffone o il suo
orgasmo. Chi ha sostituito chi. Chi è padrone di chi. E va a finire
che magari ci si dimentica che, a volte, le mammelle - all'occorrenza -
servono per allattare. Per far crescere, nutrire. Allevare. Assaporare
il futuro. Futuro. Ma quest'ultima non è di certo la prima immagine che balza in mente al Nostro e ai Suoi casti Cortigiani. L'associazione
di idee, anzi è della stessa natura di cui sono abili pensatori: una
associazione in cui il membro più fedele, il migliore amico dell'uomo,
è in incontrollabile, instabile, inarrestabile desiderio di eiaculare
verbi, aggettivi, ricette, moralismi, suggestioni, emozioni, simpatie,
ilarità.
Il membro in questione è in grado persino di pontificare, si fa ventriloquo, dall'alto del
Suo basso ventre, a nome del popolo italiano.. quasi che il popolo
italiano fosse relegato nella Sua stretta cerniera presidenziale. Il popolo
italiano sta molto più in basso. Sdraiato. A terra. Narcotizzato.
Imbolsito. Anestetizzato da propagande feroci e anacronismi ideologici. Un popolo non popolo, addomesticato con la maestria di ammaestrare,
assuefatto a scaltri teoremi, servo con il diletto di servire.Un popolo guardone, un popolo che non vuol vedere. Un popolo addestrato a guardare il membro e mai la luna.
a spiegazione del «ritocco»: turbava i telespettatori
E Palazzo Chigi «velò» il seno alla «Verità svelata» del Tiepolo
ROMA — Le donne, a Palazzo Chigi, preferiscono vederle vestite.
E non importa se quella che esibisce un seno — piccolo, tondo, pallido
— se ne sta su una copia del celebre dipinto di Giambattista Tiepolo
(1696-1770): «La Verità svelata dal Tempo ». Il dipinto, che Silvio
Berlusconi aveva scelto come nuovo sfondo per la sala delle conferenze
stampa, viene ritoccato. È successo. La testimonianza fotografica è
inequivocabile. Prima si scorge un capezzolo. Poi il capezzolo
sparisce. Coperto, si suppone, con due colpetti di pennello. La notizia
è battuta dall’agenzia Italia alle 17,22. Un’ora dopo, Vittorio Sgarbi,
critico d’arte di antica osservanza berlusconiana, ha la voce che quasi
gli trema. «Cos’hanno fatto? Ma davvero?». Un ritocchino, professore.
«Pazzi, sono dei pazzi...».
Ci vuole un bel coraggio, in effetti, a mettere le mani su un Tiepolo,
sia pure in crosta. «E allora cosa dovrebbero fare con tutte quelle
statue di donna sparse in decine di musei italiani dove spesso si
ammirano seni da far restare senza fiato pure Pamela Anderson? ».
L’arte, evidentemente, spaventa. «Oh... io spero davvero che la
decisione di questo assurdo, folle, patetico, comico, inutile
ritocchino sia stata presa all’insaputa del Cavaliere. Tanto più che se
volevano fargli un piacere, cercando di non far associare agli italiani
una tetta alla sua immagine di uomo, come dire? incline al fascino
femminile, sono riusciti invece nell’esatto contrario. Ma si sa,
almeno, chi è il responsabile di questa cretinata?». Non s’è capito
subito, in verità. Poi il sottosegretario alla Presidenza Paolo
Bonaiuti ha fatto personalmente qualche telefonatina. «E allora, beh,
direi che è andata molto semplicemente: diciamo che è stata
un’iniziativa di coloro che, nello staff presidenziale, provvedono alla
cura dell’immagine di Berlusconi ».
Bonaiuti, scusi: ma cosa li avrebbe turbati tanto? «Beh... sì,
insomma: quel seno, quel capezzoluccio... Se ci fate caso, finisce
esattamente dentro le inquadrature che i tg fanno in occasione delle
conferenze stampa». E quindi? «E quindi hanno temuto che tale visione
potesse urtare la suscettibilità di qualche telespettatore. Tutto qui».
C’è da dire che in occasione delle prime inquadrature ormai risalenti
alla conferenza stampa del 20 maggio scorso (con il presidente di
Confindustria Emma Marcegaglia perfettamente centrata sotto la
femminile Verità ancora scoperta) al centralino di Palazzo Chigi non
risultano essere giunte particolari proteste da parte della
cittadinanza italiana. Nè preoccupazioni per eventuali turbamenti
vennero comunque al Cavaliere e al suo architetto di fiducia, che lo
aiutò nella scelta del celebre dipinto: Mario Catalano, forse non
casualmente già scenografo del memorabile programma di spogliarello
televisivo «Colpo Grosso», condotto da Umberto Smaila su Italia 7 dal
1987 al 1991, con le ragazze, chiamate «mascherine», che — appunto — si
facevano volar via il reggiseno cantando «Cin cin/ fruttine prelibate/
cin cin...». Corriere della Sera, 3 agosto, 2008
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27 luglio 2008
Lo Stato d'Emergenza...
...Siete voi!
La Settimana Enignostica presenta:
AGUZZATE LA VISTA.
Il pluralismo dell'informazione.
Queste 5 testate giornalistiche si differenziano per 20 piccolissimi particolari. Quali?





Rassegna Stampa di sabato 26 luglio 2008
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21 luglio 2008
...ce l'ha duro (di comprendonio, il figlio..)
 Sono momenti deliziosi per la Lega. Non a caso le esternazioni a piedi giunti o, meglio, a dita giunte in corrispondenza del dito medio ad indirizzo dell'inno di Mameli, sembrano melliflui come una colata di cioccolato svizzero. O della sua trasmutazione padana. In medio stat veritas. Ed infatti la verità che emerge a galla stupisce tanto quanto quel senso di sbalordimento che ti assale quando al mare, a galla, compaiono certi fluttuanti sommergibili marroni: ed è una verità dura, secca e coerente con l'opportuno gesto del Ministro Riformatorio. Tutto trae spunto dalla bocciatura per la seconda volta all'esame di maturità di Renzo, il figlio prediletto del Senatur. (Per i particolari vi rimando all'articolo del Corriere qui sotto allegato.) Non potendo infatti accusare i canonici professori comunisti che normalmente minano come schegge impazzite la Cultura padana ed italica in generale (poichè la scuola in questione trattasi di istituto religioso privato) il buon Ministro espone brillantemente con mirabile e sintetico portamento, la tesi del complotto sudista avverso alla sua fazione politica o, più in particolare, l'ostilità dello Stato italiano - tutto - nei confronti del diligente figliuolo. E perciò un dito, erto, fiero, appassionato, totale: stappato in aria, finalmente a sturare quel senso di stipsi che da tempo gl'impediva d'eloquire con regolarità e disinvoltura. E giù una logodiarrea sulla scuola pubblica, scoramenti sull'autodeterminazine dei popoli, rimbrottii sulle istituzioni. Mmmh, un Ministro dello Stato Italiano, da leccarsi le dita... soprattutto il medio.
Bossi jr, tesina su Cattaneo Ma viene bocciato di nuovoÈ il secondo stop che una commissione di maturità impone al figlio prediletto del Senatùr
TRADATE (Varese) — Titolo della tesina: «La valorizzazione
romantica dell'appartenenza e delle identità». Autore: Renzo Bossi,
figlio di Umberto. Con credenziali così, la promozione alla maturità
scientifica dovrebbe essere assicurata e invece al liceo «Bentivoglio»
di Tradate non guardano in faccia a nessuno e hanno bocciato il figlio
del gran capo della Lega nonostante un lavoro ispirato al federalismo e
a Carlo Cattaneo. È il secondo stop che una
commissione di maturità impone al figlio prediletto del Senatùr che lo
accompagna in tutte le manifestazioni di partito e compare su centinaia
di foto con la sua cascata di ricci neri e il volto pasoliniano. Dopo
la bocciatura l'anno scorso in un liceo di Varese, quest'anno Renzo
aveva tentato la sorte a Tradate, in un istituto religioso privato, con
la tesina ispirata all'argomento «di famiglia». «Ma la tesina è solo
una parte dell'esame — precisa don Gaetano Caracciolo, rettore del
«Bentivoglio» — e il ragazzo ha dovuto sostenere anche 3 prove scritte
e un esame orale. Non ha seguito gli studi da noi, si è presentato da privatista;
non so che tipo di preparazione abbia seguito ma purtroppo la somma di
tutte le prove non ha raggiunto il punteggio di 60, il minimo per la
promozione». Nella stessa scuola è andata meglio a Davide Ancelotti,
figlio dell'allenatore del Milan: promosso.
Corriere della Sera, 11 Luglio 2008.
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14 luglio 2008
..gli piace.. gli piace..
 ..ma i Papa Boys lo seguirebbero anche all'inferno?
Se sì, si chiameranno Village People?
Papa Blows?
Papa Toys?
Papa glads, gli assorbiodori? Papa Boys Town Gang? Pope Shop Boys?
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7 luglio 2008
Emergenza Prost-istituzione

...ma se la gnocca è tanta e i Ministeri pochi, non si potrebbero riaprire i Ministeri Chiusi? Alla faccia della Legge Merlin.... Tiè!
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3 luglio 2008
Il Codice PerdinciCribbio: ovvero "...prima che il gallo canti.. qualcuno ha fatto l'uovo.."

In attesa dell'uscita di presunte intercettazioni osè, l'allegra combricola si stringe attorno a Sua Emittenza. Si temporeggia, si tentenna, si minimizza, si parla d'altro: ed è subito Allarme gossip... Nulla di nuovo, insomma. Tranne che per noi, comuni mortali, che viziati da peccati capitali, quali la perfidia di conoscenza e l'ingordigia d'informazione, non ci lasciamo sviare dalle astute strategie governative da sudoku istituzionale da bar, e ci chiediamo malevoli: chi davvero sarà l'accolito misterioso?
Aiutini:
..allora... ..si tratta di una persona in seguito diventata ministro.. ..è soventemente al telefono con il Premier... ..pare che abbia "approfittato" di tali servigi per, diciamo, "perfezionare" luna già brillante carriera professionale..
Oibò! E' davvero un bell'enigma!
Chi sarà mai, tra costoro affrescati, l'eletto?
Partecipa al grande concorso e Vinci con il Codice Perdìnci! Invia un commento con la tua risposta, ed al momento dell'estrazione dell'intercettazione, si proclamerà il vincitore!
Al primo classificato andrà un Master Pubitalia di SottosegretarioSaccà di primo livello.
Alla prima classificata un posto sotto la scrivania di ciliegio.
Naturalmente il regolamento del concorso è in emendamento al pacchetto sicurezza.
P.s. ultimo indizio: non è Fede. E' passione!
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2 luglio 2008
Evacuazioni...

...l'Italia è quella cosa che ci accade mentre qualcuno è impegnato a farsi i cazzi suoi...
"Il capo dello Stato firma il provvedimento per l'immunità delle alte cariche L'aula di Montecitorio respinge le pregiudiziali di costituzionalità. Il Colle autorizza il lodo Alfano Camera, il dl sicurezza va avanti." La Repubblica, 2 luglio 2008
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