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ilmagodiquoz
Blog di satirinformazione, controindicazione, farneticazione e controfarneticazione: da usare con cautela.
POLITICA
25 settembre 2008
I Furbetti del Parlamentino, presentano..



Ecco una nuova priorità urgentissima per i Nostri eroi:


SALVARE IL SOLDATO MATTEOLI...







Dopo il lodo Alfano, pronto il lodo Consolo per salvare Altero Matteoli
Il parlamentare, che è anche legale del ministro, ha preparato un apposito ddl

Giustizia, nuovo blitz del Pdl
in arrivo l'immunità per i ministri

Il responsabile delle Infrastrutture è sotto processo per favoreggiamento a Livorno
di LIANA MILELLA

ROMA - Un lodo Alfano per il premier Silvio Berlusconi. Per bloccare i suoi processi Mills e Medusa. Quello è già fatto. È alle spalle. Adesso serve un lodo Consolo per il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, di cui Consolo è pure avvocato. Aennino il ministro, aennino il proponente. Tutto in famiglia. Com'è stato per il lodo Alfano. Uno scudo protettivo per fermare i processi alle alte cariche dello Stato fresco di pochi mesi. Un disegno di legge, pensato e scritto dal deputato Giuseppe Consolo, affidato alle cure del capogruppo di Forza Italia Enrico Costa, nelle prossime "priorità" della commissione Giustizia della Camera.

Una nuova porta aperta verso il definitivo ripristino dell'immunità parlamentare in stile 1948 per tutelare e mettere al riparo chi è già nei guai con la giustizia. In comune con il lodo Alfano la solita norma transitoria, quella che disciplina l'utilizzo di una legge, e che, anche in questo caso come per tutte le leggi ad personam, stabilisce che il lodo Consolo "si applica anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge".

Giustizia di casa nostra per tutto il governo Berlusconi. Stavolta per i suoi ministri. Per Matteoli in particolare, visto che a Livorno c'è un suo processo per favoreggiamento. Ma vediamo prima la proposta e poi la persona e il processo a cui si applica. Che si va a inventare Consolo per il suo cliente? Una leggina, due articoli in tutto, che rivoluziona le regole costituzionali per i reati ministeriali, quelli commessi da soggetti che sono, o sono stati, ministri. Un giochetto facile facile.


Rendere obbligatoria la richiesta di autorizzazione anche per i reati che, a parere del tribunale dei ministri, non meritano una copertura ministeriale e quindi, stando alle norme attuali, devono essere valutati e investigati dalla procura. Se, a parere dei pm e dei giudici, il delitto è stato commesso, il soggetto va a processo come un normale cittadino.
Eh no, questo a Consolo non sta affatto bene.

Anche perché c'è giusto il suo compagno di partito e legalmente assistito, il ministro Matteoli, ex capogruppo di An al Senato nella scorsa legislatura, e prima ancora ministro dell'Ambiente, che nel 2005 viene messo sotto inchiesta dalla procura di Livorno per aver informato l'allora prefetto della città Vincenzo Gallitto che c'erano delle indagini sul suo conto per l'inchiesta sul "mostro di Procchio", un complesso edilizio in costruzione a Marciana, nell'isola d'Elba.

Il tribunale dei ministri del capoluogo toscano decise che quel reato non aveva niente a che fare con la funzione di ministro ricoperta da Matteoli e rispedì le carte alla procura. Matteoli non si dette per vinto. Divenuto nel frattempo senatore convinse la Camera a sollevare un conflitto di attribuzione contro Livorno per la "ministerialità" del reato. La Consulta lo considera ammissibile e dovrà pronunciarsi. Nel frattempo il processo è congelato. Adesso Consolo lo vuole ibernare definitivamente.

Nel giorno in cui il Guardasigilli Angelino Alfano, alla Camera, strizza l'occhio all'opposizione, in particolare ad Antonio Di Pietro, e dice che si può "aprire un confronto su norme che vietino la candidabilità di persone che siano state condannate con sentenza passata in giudicato" e mentre il Senato, all'opposto, blocca la richiesta di arresti per il pidiellino Nicola Di Girolamo, ecco che si materializza il lodo Consolo, presentato per tempo l'8 maggio 2008, ma rimasto tra le proposte da valutare in commissione. All'improvviso esplode l'urgenza.

Con una legge che mette sullo stesso piano chi è ministro e ha commesso un reato nell'ambito delle sue funzioni, e quindi, in base all'articolo 96 della Costituzione, gode di una parziale tutela in quanto spetta alla Camera o al Senato dare il via libera all'indagine, con chi invece è pur sempre ministro, ma ha commesso un delitto nelle vesti di normale cittadino. Consolo pretende che il tribunale dei ministri trasmetta il fascicolo "con relazione motivata al procuratore della Repubblica per l'immediata rimessione al presidente della Camera competente".

Una surrettizia autorizzazione che verrebbe garantita a un comune cittadino giudicabile per un reato commesso in coincidenza con la funzione di ministro, ma al di fuori del suo lavoro di membro del governo. Un'indebita protezione ad personam, una sorta di invito a delinquere, perché tanto le Camere, come la storia cinquantennale dell'autorizzazione a procedere dimostra ampiamente, sono sempre pronte a negare ai giudici la possibilità di indagare.

(La Repubblica 25 settembre 2008) 





POLITICA
9 settembre 2008
L'Ambasciator penoso...

Le maschere di Romano

 

Un uomo uncinato, Sergio e pensoso, solo, ritto sulla propria mestizia,

solo, abbandonato in volto financo da sè medesimo.

Adagiato, quindi, su una schiena obliquamente torta, trasversalmente disponibile.

Con quei suoi occhi glabri e quella sua lingua sottile, rettile, avara di natura, munifica per opportunità.

Sergio, dalle gote erudite, preparate, ragguagliate, perse in una perenne smorfia di sdegno, di schifo vincolato, di fastidio costretto, di repulsione non omissibile. Una superiorità di statura -  che non diresti mai! - fragile raffinatezza statuaria,  altissima con i modesti, prona con gli influenti, curva d'irretitudine senile. Sergio garbato, Sergio vestito solo di quell'espressione scorbutica, redarguitoria, arcigna, consona (propria) tanto al severo precettore del tempo che fu, quanto al lazzo lezioso di chi sta defecando. Riverito d'incanto, ambasciatore italiota, diplomatico di vocazione autoconservativa, infeltrito opinionista. Pompiere della logica avversa, creativo della logica consensuale, pindarico della logica conservatrice.

Romano, d'ispirazione, fiancheggiatore accorto.

Intellettuale di servizio, scrittore recidivo, studioso in concorso esterno.

Una prima linea di difesa, una difesa su tutta la linea.

Ad oltranza.

Col cuore oltre la logica.

Colla penna oltre il dignitevole.

Col fine oltre l'ostacolo.

Romano, un allocatore di memoria collettiva dell'assenso, Romano, in complice contumacia del proprio intelletto.

Un'editorialista quotidiano del consenso, su una quotidiana portaerei al largo dei poteri forti.

Un uomo libero d'asservirsi, un professore condannato all'estemporaneità storica a palliativo degli anacronistici lezzi politici, un'illustre cameriere succedaneo al revisionismo.

Acuto osservatore, Romano, interviene quindi inspiegabilmente nei fatti col cipiglio del voyeur.

Da un tavolino riservato, da un binocolo di favore, da un'altura privilegiata.

Da un'elegante balconcino, suole l'incontinente demagogo annaffiar le genti a pioggia di tutta quell'informatija che annegherebbe alfin un pesce.

Alla bisogna ostile, ma ricovero sempre ospitale per chi si fa accondiscendente.

 

E come il sereno irrompe per un'istante tra cime tempestose, un guitto sorriso si tratteggia nel roboante broncio: e beato colui che l'avrà..






Ecco l'Opera:

Risponde Sergio Romano *** Lettere al Corriere

QUALCHE BUONA RAGIONE PER SALVARE ALITALIA

Lettera 1:

Mi faccia capire: mi presento da un imprenditore la cui società naviga in acque agitate. Anzi, è in rosso assoluto e piena di debiti da anni. Trovo uno o due amici, ci mettiamo d' accordo e per una cifra irrisoria ci compriamo la società. Non prima, però, di aver avuto assicurazioni assolute che: compreremo solo la parte attiva della società, mentre la parte passiva e gli oneri passivi resteranno a carico del venditore; gli esuberi non verranno licenziati, ma verranno «ricollocati» dal venditore; potremo rivendere tutto entro 4-5 anni (se non è speculazione, questa) con l' assicurazione di un ricavo tra il 14 e il 25%; potremo rivendere tutto a una società precedentemente interessata all' acquisto, ma disdegnosamente rifiutata dallo stesso imprenditore, nonostante gli offrisse un ricavo e si accollasse i debiti; infine, i problemi legali con i fornitori se li accolla il venditore. Credo che se questo è il libero mercato finanziario ci sarebbe probabilmente la ressa per entrarvi. A me pare, leggendo anche le considerazioni del professor Giavazzi, che questa sia la situazione Alitalia. Con l' aggravante che il venditore è lo Stato, cioè noi, e che il venditore possiede altre società che fanno capo a una «finanziaria» che è in rosso. a.megighian@virgilio.it

Lettera 2:


Da quanto si mormora negli ambienti bancari sembra che Intesa San Paolo vanti grossi crediti nei confronti di Air One il cui recupero appare incerto. La soluzione proposta dalla Banca in parola per Alitalia-Air One, se adottata, la mette al riparo da ogni rischio. Sono maldicenze o c' è, tanto per cambiare, anche qui un conflitto d' interessi? Gianlupo Osti glosti@tiscali.it

La risposta del Nostro:

Cari Meghighian e Osti, A bbiamo ricevuto altre lettere come le vostre. Molti lettori avanzano sospetti sulle intenzioni e le motivazioni degli acquirenti. Parecchi denunciano la possibile esistenza di altri conflitti d' interesse (oltre a quello evocato da Osti) fra cui la presenza nel gruppo degli acquirenti di società concessionarie dello Stato come Autostrade e Aeroporti di Roma. Altri ancora si chiedono quali saranno le reazioni della Commissione di Bruxelles di fronte a un' operazione in cui i concorrenti vedono un «aiuto di Stato». Quasi tutti sembrano convinti che le trattative avviate con Air France verso la fine del governo Prodi offrissero migliori prospettive. E parecchi sostengono che sarebbe stato meglio affidarsi alle regole del mercato e lasciare che Alitalia portasse i libri in tribunale. Dopo tutto - si osserva - il passeggero è interessato a viaggiare bene e a pagare il meno possibile. Il colore della bandiera dipinta sul fianco dell' aereo ha per lui un' importanza relativa. Questi timori e queste osservazioni sono legittimi. Anch' io, benché privo di particolari competenze finanziarie e aziendali, ho gli stessi dubbi. Ma vi sono due aspetti della vicenda Alitalia su cui vorrei attirare la vostra attenzione. In primo luogo non è vero che quello dell' aria possa considerarsi oggi un «mercato» nel senso liberale della parola. Esistono ancora «campioni nazionali», legati sia pure indirettamente al loro Paese. Lo statuto di Lufthansa, per esempio, prevede che la maggioranza delle azioni della società sia in mani tedesche. Se avessimo venduto a Air France o a Lufthansa un anno fa, non avremmo venduto al «mercato», ma a una società nazionale che avrebbe avuto strategie nazionali e trattato Alitalia come un satellite. In secondo luogo temo che la vendita, in quelle condizioni, avrebbe avuto conseguenze morali e psicologiche disastrose. Dopo avere fatto il tifo polemicamente per Prodi o Berlusconi, Padoa-Schioppa o Tremonti, ci saremmo trovati tutti d' accordo nel constatare che il nostro Paese era stato incapace di gestire le risorse nazionali che garantiscono generalmente il successo di una linea aerea. Abbiamo un patrimonio culturale senza eguali, condizioni climatiche generalmente favorevoli, una straordinarietà varietà di località turistiche, 7.450 km di coste, un gran numero di isole e una invidiabile posizione geografica. Siamo, come fu detto in un altro contesto, una portaerei naturale, al crocevia fra tre continenti. E lo sviluppo economico dell' Italia Centro-settentrionale ne fa uno dei maggiori bacini del traffico aereo mondiale. Ma nonostante questi vantaggi non siamo riusciti a impedire il clamoroso fallimento della nostra compagnia aerea. È questo ciò che gli italiani avrebbero detto malinconicamente a se stessi dopo la vendita di Alitalia a Air France. Ecco perché non posso impedirmi di provare una certa simpatia per coloro che cercano di salvarla e rimetterla in corsa. Può darsi che nell' ultimo atto di questa vicenda la nostra linea aerea debba tornare al tavolo delle trattative con un grande partner internazionale. Ma è possibile che le società interessate a trattare siano in quel momento più numerose: un fattore che renderebbe Alitalia più forte e il rapporto fra le parti, dopo l' accordo, meno squilibrato.

Romano Sergio


2 settembre 2008 - Corriere della Sera - Pagina 35




permalink | inviato da ilmagodiquoz il 9/9/2008 alle 16:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
DIARI
9 settembre 2008
One flew east, one flew west, one flew over the cuckoo's nest
 

Così oggi inauguriamo una nuova rubrica: Wunderkammer.

Una necessità fisiologica: non so più dove catalogare, esibire, custodire gelosamente preziosismi, reperti contemporanei - estratti del nostro tempo - destinati a restare nella storia istantanea del nostro Paese per almeno un paio di minuti (poi, come al solito, l'italiota lo rimuoverà destamente dal suo cluster di memoria ed al suo posto scolpirà, naturalmente, il ricordo opportunamente riveduto e corretto dai colossi del pensiero unico).
Non a caso l'inflazionatissimo (..quasi pop, se non fosse ormai kitsch.. ) aforisma di Warhol "ognuno ha diritto al suo quarto d'ora di celebrità", andrebbe riveduto e corretto in "ognuno ha diritto al suo quarto d'ora di memoria". Sarebbe già un traguardo ragionevole:una boccata d'ossigeno alla dignità della Storia.
Infatti il manganello preventivo del terzo millennio è docile docile, mansueto mansueto: l'annullamento del senso critico.
Che come un Re Mida tutto ciò che tocca trasforma da materia celebrale in amebe italittiche.
L'Arte della transumanza neuronale: neuroni, cioè, che dalla loro sede sono indotti a pascolare altrove, su vette irraggiungibili di lobotomia normalizzata.
Là dove osano i cuculi.
Là dove quindi governano i cuculi.
Lì dove si continuano ad infettare i nidi.
Impunemente.
Una piccola bottega degli orrori, insomma.
Se non fosse che con gli orrori abbiamo imparato a conviverci.
Tanto da non riuscir più a discernere il bello dal brutto.
Il buono dal cattivo.
L’opportuno dall’opportunismo.
Il vero dal falso.
Il cuculo dalla ragione.

Ed ora, qualcosa di completamente diverso..

SCIENZA
4 settembre 2008
L'Osservatore Romano: " La morte cerebrale non basta..."



...sono perfettamente d'accordo...
...Altrimenti si dovranno abbattere milioni di elettori e spettatori televisivi...





Il 40° anniversario del Rapporto di Harvard che modificò la definizione di morte

Il Vaticano: «La morte cerebrale
non è la fine della vita». È polemica

«Valutare le ricerche scientifiche e le basi morali prima dei trapianti». Insorge la comunità scientifica

CITTÀ DEL VATICANO - Secondo L'Osservatore Romano, la dichiarazione di «morte cerebrale» non è più sufficiente per sancire la fine della vita, che va quindi rimodulata anche in base alle nuove ricerche scientifiche. L'organo di stampa del Vaticano lo scrive martedì in un editoriale firmato da Lucetta Scaraffia, membro del Comitato nazionale di bioetica e vice presidente dell'Associazione Scienza e vita, dedicato al 40° anniversario del Rapporto di Harvard, che modificò la definizione di morte, da allora non più basata sull'arresto cardiocircolatorio, ma sull'encefalogramma piatto.

CONTRADDIZIONE - La Chiesa accettò quella definizione e si disse favorevole al prelievo degli organi da pazienti considerati cerebralmente morti, ricorda l'editoriale. Ma poi la scienza ha dimostrato che «la morte cerebrale non è la morte dell'essere umano», perciò il concetto di «morte cerebrale entra in contraddizione con il concetto di persona secondo la dottrina cattolica, e quindi con le direttive della Chiesa nei confronti dei casi di coma persistenti. La giustificazione scientifica di questa scelta risiede in una peculiare definizione del sistema nervoso, oggi rimessa in discussione da nuove ricerche, che mettono in dubbio proprio il fatto che la morte del cervello provochi la disintegrazione del corpo», spiega Lucetta Scaraffia, che prosegue affermando che forse aveva ragione chi sospettava che la nuova definizione di morte, «più che da un reale avanzamento scientifico, fosse stata motivata dall'interesse, cioè dalla necessità di organi da trapiantare».

TRAPIANTI - Molti neurologi, giuristi e filosofi sono oggi concordi «nel dichiarare che la morte cerebrale non è la morte dell'essere umano», prosegue l'autrice dell'articolo. «Queste considerazioni aprono ovviamente nuovi problemi per la Chiesa cattolica, la cui accettazione del prelievo degli organi da pazienti cerebralmente morti, nel quadro di una difesa integrale e assoluta della vita umana, si regge soltanto sulla presunta certezza scientifica che essi siano effettivamente cadaveri». Inoltre «l'idea che la persona umana cessi di esistere quando il cervello non funziona più, mentre il suo organismo, grazie alla respirazione artificiale, è mantenuto in vita, comporta un'identificazione della persona con le sole attività cerebrali, e questo entra in contraddizione con il concetto di persona secondo la dottrina cattolica, e quindi con le direttive della Chiesa nei confronti dei casi di coma persistente».

REAZIONI - Secondo Vincenzo Carpino, presidente dell'Associazione anestesisti-rianimatori ospedalieri italiani, la morte cerebrale «resta al momento l'unico criterio valido, in mancanza di nuove evidenze scientifiche, per definire la morte di un individuo». La legge italiana, dice Carpino, che stabilisce i criteri per l'accertamento della morte cerebrale «è una delle migliori al mondo», prevedendo una serie di accertamenti precisi. Alessandro Nanni Costa, presidente del Centro nazionale trapianti, afferma che i criteri di Harvard «non sono mai stati messi in discussione in 40 anni dalla comunità scientifica, e vengono applicati in tutti i Paesi scientificamente avanzati. I dubbi ci sono sempre stati, ma da parte di frange minoritarie che fanno critiche non scientifiche». La morte cerebrale, tiene a precisare Nanni Costa, è ben altra cosa dallo stato vegetativo. Invece per Giancarlo Umani Ronchi, ordinario di medicina legale alla Sapienza di Roma e membro del Comitato nzionale di bioetica, i criteri di accertamento della morte cerebrale risalenti a 40 anni fa «lasciano molto perplessi. Dalla morte cerebrale non ci si riprende, ma sui criteri di accertamento si discute da anni». Duro commento di Maurizio Mori, presidente della Consulta di bioetica: «Sulle questioni di fine vita, la Chiesa non è più in grado di dare risposte ai nuovi problemi e diffonde inutile panico. Non sapendo più come gestire le nuove tecniche e trovandosi in serissime difficoltà sul caso Englaro, preferisce gettare discredito su tutte le nuove tecnologie, venendo anche a rimettere in discussione i trapianti d'organo. L'obiettivo è chiaro: bloccare il caso Englaro e fissare barriere alla legge sul testamento biologico che sarà tanto restrittiva da essere inutilizzabile». Risponde padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano: «Il testo dell'Osservatore Romano è un interessante e autorevole articolo firmato dalla signora Lucetta Scaraffia, ma non può essere considerato una posizione del magistero della Chiesa». Per Ignazio Marino, senatore del Pd e chirurgo dei trapianti, la posizione dell'Osservatore Romano è «molto perciolosa e può mettere a serio rischio il futuro dei trapianti». Marino ricorda che Giovanni Paolo II, partecipando nel 2000 al congresso della Transplantation Society a Roma, «ha dato un riconoscimento etico e morale alla tecnica del trapianto di organi e ai criteri scientifici, come quello della morte cerebrale».

Corriere della Sera, 02 Settembre 2008


POLITICA
1 settembre 2008
Berlusconi, dialogo con La Russia..



"..quoque tu, figlio di Putin..."


Oggi vertice a Bruxelles.
In linea con i precetti italioti, "toni forti ma nessuna sanzione" alLa Russia.






 

Summit straordinario dei 27 paesi sulla crisi in Ossezia
Toni forti, ma probabilmente nessuna sanzione alla Russia

Georgia, oggi vertice a Bruxelles
Berlusconi: "Dialogo, no scontro"


Il premier: "Abbiamo davanti una potenza nucleare, importante fornitrice
di gas e petrolio"

[...] Al centro della delicata situazione diplomatica, anche l'importanza delle materie prime: "La Russia - ha aggiunto Berlusconi - non solo e' una grande potenza nucleare e atomica, ma è anche una importantissimo fornitore di petrolio e di gas. Non si deve interrompere il dialogo per il partenariato con la Russia, anche per ragioni di realpolitik. Si tratta ancora di una potenza militare, ha una potenzialità atomica capace di distruggere dieci volte la popolazione mondiale, la sua economia cresce a un ritmo del 7-8% l'anno, ha il petrolio e il gas, e non è positivo che lo possa dare alla Cina invece che all'Europa".

(La Repubblica, 1 settembre 2008)


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